Un anno fa, per la prima volta e con molta fretta, ci siamo ritrovati tutti alla ricerca di strumenti tecnologici per poter svolgere al meglio gli eventi che, per forza di cose, non avremmo potuto organizzare in presenza.
La pandemia ci ha fin da subito costretti ad adottare questa o quella piattaforma, con poca possibilità di sperimentazione. Il bisogno è stato impellente e le soluzioni, allo stesso modo, poco analizzate.

A distanza di un anno, cosa rimane?

Dopo un anno nostro malgrado ci ritroviamo ancora all’interno della stretta recinzione del social distancing e delle remote collaboration. Stavolta, però, il tempo ci ha permesso di indagare le nuove tecnologie, per poter trovare lo strumento più adatto in risposta alle nostre necessità di business nell’organizzazione di eventi.

Ma procediamo cronologicamente.

Contrariamente a quanto solitamente avviene, nella definizione degli eventi in formato digitale non c’è stato un adattamento del format al mezzo di comunicazione, ma viceversa.

Inizialmente gli eventi online sono stati creati con le stesse tecniche narrative di un qualsiasi evento dal vivo. Semplicemente, trasmesso in streaming piuttosto che vissuto di persona.

Inutile dire che breve è stato il tempo necessario per rendersi conto della differenza abissale tra ciò che avviene nel mondo reale e ciò che viene riprodotto digitalmente.

Dalla semplice traslazione dal fisico al digitale, si è passati all’analisi degli strumenti a nostra disposizione. Quali nuove opportunità presentano? Dove ci permetterebbero di arricchire l’esperienza di nuovi significati?

DIGITAL =/= (diverso da) PHYSICAL

Nessuno ha mai messo in dubbio la differenza tra esperienza digitale e fisica. Difatti, superata la fase nostalgica che ci aveva visti convinti di poter riprodurre un evento tradizionale tale e quale ma in formato digitale, abbiamo velocemente scoperto che l’evento digitale presenta numerose opportunità. La chiave di volta è la conoscenza delle tecnologie.

Dopo una fase di sperimentazione, necessaria a raggiungere una conoscenza significativa degli strumenti presenti sul mercato, l’argomento è diventato più concettuale.

Come cambia lo storytelling quando l’interazione non avviene dal vivo ma in remoto? Come posso ingaggiare il mio pubblico, senza guardarlo fisicamente negli occhi?
E’ stato individuato come cruciale il trovare una modalità per rendere immersiva l’esperienza, anche se a distanza.

Facciamo un ulteriore passo. Parliamo di esperienza. L’esperienza è sempre connessa con l’emozione. E come costruiamo l’emozione?

Per poter rispondere a questa domanda è necessario fare una premessa.
L’evento digitale ha una durata molto diversa rispetto a quello fisico, perché svolgendosi interamente su una piattaforma, può essere percepito come appartenente ad un range di tempo più ampio. L’evento digitale “inizia” nel momento in cui lì’utente riceve l’invito, e questo può avvenire anche diverse settimane prima dello svolgimento vero e proprio. Inoltre, non termina allo scadere del tempo online in condivisione.

Pre e post evento

Tutto ciò che accade prima dell’evento in funzione dell’evento, è dettaglio importante per la costruzione narrativa. E’ limitativo parlare di un semplice invito. Quest’ultimo è il punto di partenza di un percorso emozionale che si dilata e avanza costruendo quella che chiamiamo struttura narrativa.

Durante questo percorso, assistiamo ad un climax ascendente di emozioni: esse crescono infatti durante ogni passo del percorso. Il primo passo (invito) è seguito dalla “diretta”, e cioè dall’evento vero e proprio, che possiamo definire come spannung. L’apice delle emozioni che derivano dalla trasformazione dell’attesa in realtà da vivere appunto “in diretta”.

Il post evento, è il momento nel quale per la prima volta spostiamo la presenza online in una potenziale definizione anche fisica. Nonostante, per esempio, spesso si ritenga superfluo spedire un invito cartaceo per un incontro digitale, nel post evento si può trovare un veicolo fisico che traduca i contenuti che fino a quel momento sono stati veicolati da messaggi digitali.

L’oggetto fisico diventa dunque lo step finale di un’esperienza che unisce il mondo digitale con quello reale. Funge da metafora e da icona di concetti, valori ed emozioni che durante l’evento sono stati condivisi tra brand e pubblico.

Questa convergenza di due mondi così apparentemente distanti, in un unico oggetto, permette lo sviluppo di strategie promozionali e comunicative complesse, che, attraverso il gift, consolidano l’esperienza dell’evento (che sia esso di formazione, di intrattenimento o di qualsiasi altra tipologia e origine), rendendolo ancora più immersivo, emozionante, e quindi memorabile.

Memorabile. Alla fine non è ciò che ogni brand desidera essere?
Rimanere nella mente (e nel cuore) del proprio interlocutore.

L’evento, rivisto in questa ottica phygital, risponde così ad un bisogno “tradizionale” (fare promozione) in un’ottica nuova (un mondo da remoto), potendo contare sull’oggetto come fulcro della propria strategia.

fonti:
ilsole24ore.com

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