Employer branding, il fattore sottovalutato. Ma non da Sercom. Skip to main content

Tutte le definizioni di employer branding

Fornire una definizione esaustiva di employer branding non è proprio semplice. Anche Richard Branson, il fondatore della Virgin, ci ha provato e ha riassunto la questione così: «Non vengono prima i clienti. Sono i dipendenti che vengono prima. Se ti prendi cura dei dipendenti, loro si prenderanno cura dei clienti». In ogni caso, i moderni dizionari digitali concordano sul fatto che l’employer branding sia da un lato il modo in cui un’azienda si propone a chi cerca un impiego, dall’altro ciò che i dipendenti dicono di un’impresa come luogo di lavoro. La medaglia ha due facce, insomma. Ma c’è chi si è distinto in entrambe le possibilità.

La case history di McKinsey

McKinsey & Co è il brand più famoso al mondo nella consulenza manageriale. La sua employee value proposition è sempre stata chiara: chi se ne va da McKinsey può lavorare ovunque desidera. A tal riguardo, nei primi anni 2000, 70 ex dipendenti McKinsey erano tra i CEO delle compagnie nella Fortune 500.

Ciò che differenzia McKinsey è il costante impegno nel rafforzare la storia e l’identità della compagnia, mostrando ai dipendenti come inserirsi in esse. Ad esempio, i candidati per un impiego vengono sottoposti al quiz “Find your fit” per trovar loro il ruolo perfetto nell’azienda, secondo le loro skill. O, ancora, vengono condivisi internamente video che evidenziano l’effort del brand nella promozione della diversità e della sostenibilità. Insomma, tra le best practice della EVP, McKinsey sale sicuramente sul podio mondiale.

Attirare (e tenere) i talenti è la risposta

Per continuare a essere un riferimento nella consulenza per le compagnie più influenti del globo, la McKinsey insiste dunque nella ricerca e nella crescita di talenti. Anche in un momento in cui non solo è complesso attirarli, ma anche solo tenerli. Secondo un articolo dell’agosto 2021 della CNBC, perfino gli USA stanno vivendo una “Grande Dimissione”: un lavoratore su 3 sta considerando di lasciare il suo impiego, mentre il 60% dei salariati sta riconsiderando il suo percorso occupazionale.

La pandemia non ha sicuramente aiutato, anzi: da un report Monster emerge che l’86% dei lavoratori considera la propria carriera bloccata per la pandemia e l’80% non vede opportunità di crescita all’interno dell’azienda. Perciò, in che modo può reagire un brand nel 2022 per non trovarsi tra scrivanie da riempire e fughe di cervelli?

Strategie di employer branding

Aumentare il proprio employer branding è il sogno che accomuna milioni di manager. Ecco perché c’è chi ha teorizzato strategie e tecniche per raggiungere il traguardo (non ultimo, Jonas Barck, CMO di Universum e membro del Forbes Council, su Forbes). Noi di Sercom le riassumiamo così, per regalare uno spunto stimolante ai nostri lettori:

  • perfezionare l’employee value proposition, migliorando l’esperienza lavorativa percepita dai dipendenti;
  • aggiornare la comunicazione per l’employer branding, con tone of voice e proposte attuali: social responsibility, diversità e approccio circolare;
  • favorire i contenuti generati dai dipendenti sui canali istituzionali del brand;
  • scegliere un metodo per misurare l’efficacia dell’employer branding su potenziali e attuali dipendenti;
  • porre attenzione all’employee onboarding, l’imprinting con cui l’azienda accoglie i propri dipendenti instaurando con essi un rapporto di fiducia e rispetto a lungo termine.

E poi c’è il neuromarketing

Come in molti altri processi aziendali (interni o esterni), Sercom è convinta però che la vera chiave di volta sia in un semplice assioma: conoscere le esigenze e le aspettative del target per colpire nel segno. In altri termini, anche l’employer branding può sfruttare l’evoluzione scientifica del neuromarketing.

Già in collaborazione con oltre 5.000 aziende in attività di PTO, Sercom propone avanzate declinazioni di neurogadget per un employer journey multisensoriale.
Un esempio di successo è il box aperitivo realizzato per Credem: l’obiettivo (raggiunto) è stato coinvolgere i dipendenti nei festeggiamenti per un successo aziendale, avvenuti online a causa dello smart working pandemico. L’evento digital ha così avuto una declinazione fisica, con l’invio di un kit personalizzato contenente taralli dalla Puglia, cocktail in busta e flyer con messaggio per l’occasione. Insomma, una speciale idea phygital.

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Puoi anche approfittare di ulteriori applicazioni del neurogadget, in grado di implementare la customer acquisition, la brand reputation e la customer retention della tua azienda.